Umido debordare
18 agosto 2011da “La lentezza” di Milan Kundera
31 ottobre 2010” La parola pronunciata in un piccolo spazio chiuso ha un significato diverso da quello che la stessa parola assume quando risuona in un anfiteatro.”
3 ottobre 2010
18 ottobre 2010“Prima dell’alba” (1995): un film senza fronzoli che consiglio di vedere
23 settembre 2010Un film secco, asciutto, senza fronzoli. Un interminabile dialogo (tra Julie Delpy nel ruolo di Céline e Ethan Hawke in quello di Jesse) lungo 1h e 40 min sullo sfondo mobile di una Vienna sbiadita e quasi rarefatta che fa da supporto ad una trama tutta interiore. Le scene cambiano senza aver la pretesa di divenire fulcro o contesto motivazionale degli eventi che muovono i protagonisti. Si tratta sempre di eventi interiori focalizzati dallo sguardo indagatore di Richard Linklater. Un viaggio psicologico che conduce lo spettatore attraverso il passato esperenziale dei protagonisti ed i sentimenti che li uniscono nel presente. Il tutto coagulato dal potere espressivo della parola, dell’intonazione, della gestualità che dà corpo a pensieri ed emozioni. L’aria che si respira in questo film sfiora il sogno, sebbene la realtà cerchi prepotentemente di rompere l’atmosfera ovattata creata dal dialogo tra i protagonisti attraverso accadimenti che irrompono violentemente nella scena (il clacson di un auto ad esempio). Il dialogo si spezza per poi riprendere immediatamente dopo. Nulla è lasciato in sospeso, tutto analizzato, molto spesso con l’ausilio della finzione del dialogo nel dialogo. Un viaggio nel viaggio in cui i protagonisti camminano lungo le strade del proprio Io. Le loro anime si incontrano, accarezzandosi e sfiorandosi. Pochi o quasi del tutto assenti i fatti concreti, ridotti a pochi ed essenziali gesti, asserviti a ponte verso l’interiorità. Come in un bassorilievo le figure si distaccano da quello stesso sfondo che, quasi casualmente, le ha generate. Ed il caso sembra proprio essere il primo motore della storia, responsabile dell’incontro. Un viaggio, un treno, un libro e la più piatta quotidianità genera l’incontro. Il viaggio verso dove (casa) diventa il viaggio verso chi (se stessi e l’altro) divenendo incontro, divenendo scambio, divenendo amore. Il futuro non c’è, la storia si sostiene benissimo sui due tempi del passato e del presente comune. Dopo 100minuti la trama non si interrompe, ma finisce bastando a se stessa, lasciando allo spettatore alcuna pretesa di continuazione ma solo il sapore di una nostalgia tutta francese.








